Citazioni Karol Wojtyla

Oggi ricorre l’anniversario dell’inizio del pontificato di Karol Wojtyla, che avvenne il 22 ottobre 1978. Fu un uomo carismatico, pieno di fede e di speranza che non aveva paura a dire la sua e a farsi messaggero. È rimasto nella memoria di tutti. A lui erano cari i giovani, data la sua esperienza di professore, e parlava spesso dell’importanza dell’amore. Sulla sua figura si sono prodotti diversi film. Vi consiglio di guardare “Karol, un uomo diventato Papa -Giovanni Paolo II“. Oggi il papa è Santo. La sua tomba è visitabile a San Pietro.

Ecco alcune fra le sue citazioni più rilevanti:

“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro.” (Papa Giovanni Paolo II)

“L’amore non è una cosa che si può insegnare, ma è la più importante da imparare.” (Papa Giovanni Paolo II)

“Vi diranno che non siete abbastanza. Non fatevi ingannare, siete molto meglio di quello che vi vogliono far credere.” (Papa Giovanni Paolo II)

“La pace non può regnare tra gli uomini se non regna prima nel cuore di ciascuno di loro.” (Papa Giovanni Paolo II)

“L’amore mi ha spiegato ogni cosa. L’amore ha risolto tutto per me. Perciò ammiro questo amore ovunque esso si trovi.” (Papa Giovanni Paolo II)

“Non abbiate paura del futuro perché il futuro siete voi.” (Papa Giovanni Paolo II)

“Per poter educare bisogna amare.” (Papa Giovanni Paolo II)

“Non c’è speranza senza paura, né paura senza speranza.” (Papa Giovanni Paolo II)

“E quando le vostre gambe saranno stanche, camminate con il cuore.” (Papa Giovanni Paolo II)

“Il pensiero deve stare con la verità.” (Papa Giovanni Paolo II)

“Il futuro della pace nel mondo dipende dal rafforzamento del dialogo e della comprensione fra le culture e le religioni.” (Papa Giovanni Paolo II)

Questo video di youtube ripercorre i momenti più dolci e significativi del suo pontificato. Non bisogna essere per forza credenti, per riconoscere che è stato un grande uomo.

A cura di Franny.

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L’amore vince tutto

Solo l’amore può impedire agli uomini di cadere nell’abisso. L’amore è un albero meraviglioso che porta frutti senza fine.
L’amore vince l’odio, vince la sofferenza, l’indifferenza, la maldicenza, il pettegolezzo, il dubbio, la mancanza.
Non c’è nulla di più potente, nient’altro può muovere l’umano con la stessa gentile irruenza.
L’amore è tendenza al perfetto, annullamento e assolutizzazione. È riconoscere di essere e non essere abbastanza, di valere e di dover lasciare spazio.

Riempi il tuo cuore e sarai ricco per tutta la vita, non ti abbandonerà mai la felicità. Riempi le tue tasche, senza donare, e sarai arido come il deserto nella sua ora più calda. Si dice che “L’amore vince tutto”.

E questa è una verità, un assioma incontrovertibile. Dove l’amore impera e parla alle persone, nessun’altra emozione, nessun altro sentimento, può vincere. Qualche volta ci vuole tempo, ma anche l’odio più profondo arriva a sgretolarsi di fronte all’amore, che spesso ama dimostrare se stesso attraverso il sacrificio che commuove persino l’animo più duro.

A cura di Franny.

La soluzione della fuga dei cervelli non deve valere per forza per tutti

Fuga dei cervelli: soluzione o trappola per la crescita effettiva? No, non parliamo di trappola della liquidità, ma di un paradosso interno a un comportamento ad oggi diffusissimo.
Fuga dei cervelli vuol dire arrendersi. Eppure, si può fare il botto anche da qui. Quello che serve è solo il coraggio di spingere, di resistere, di credere e fare sacrifici per risollevare un paese che si trova in difficoltà.
Che differenza possiamo fare da fuori? Molta e molto poca. L’esperienza all’estero è fondamentale, ma se si torna nel paese d’origine… allo stesso tempo, se si vuole dare una mano al proprio Stato, è bene avere la fermezza di non scappare. A meno che non sentiate che il vostro destino è fuori, ci sono teste che devono rimanere dentro per permettere alla società italiana di andare avanti, di progredire.

L’incertezza e la sfiducia la creiamo noi, non solo percettivamente ma anche economicamente coi nostri comportamenti singoli, che diventano effetti domino che agiscono sulla massa.
Se nessuno tra coloro che sono veramente in gamba rimane, il destino del paese non potrà essere positivo. È come nelle profezie che si autoavverano, teoria che esiste sia a livello economico che sociologico, l’aspettativa ha conseguenze spesso molto cattive, se si permane nel pessimismo, così come ha conseguenze ed effetti molto buoni se ci si affida al pensiero ottimistico. I nostri pensieri diventano le nostre azioni, le nostre azioni le nostre abitudini. Nulla crescerà se io non mi aspetto che cresca. Possiamo fare tanto… voi tutti con le piccolissime azioni e reazioni quotidiane potete fare la differenza. Non pensate mai di valere troppo poco per essere testimoni e attori del cambiamento, come non crediate di valere così tanto da dover fuggire perché il luogo in cui siete cresciuti non vi merita.

Come ci vuole coraggio e determinazione a far funzionare le cose grandi, ce ne vuole altrettanto per far funzionare le cose piccole. Il fatto di dover necessariamente fuggire per avere fortuna a parer mio è parzialmente vero, è soprattutto un luogo comune nei paesi medio-sviluppati perché è chi sa cavarsela nell’incertezza e nella difficoltà a poter affrontare tutto.
Seppur nell’era del mondo globalizzato, il global non è nulla senza il local.

A cura di Franny.

Roma, città eterna: istruzioni per l’uso

Questo weekend Franny di Power of Optimism è stata in giro per la capitale… e un posto del genere non può non ispirare, così ha deciso di trasporre in un articolo la sua avventura romana.
Siete mai stati a Roma? È un posto straordinario, che tutti dovrebbero vedere una volta nella vita, italiani e stranieri.
La chiamano la città eterna, per la sua rinomata e immortale bellezza, per le sue architetture imponenti, per la sua storia secolare e il suo passato imperiale.

Diverse altre città nel corso della storia si sono meritate l’appellativo di “città eterna”, come Gerusalemme e Kyoto, ma Roma è l’unica ad aver conservato il titolo per secoli e secoli (2 millenni). Ma perché la chiamano così?
Qualcuno fa derivare erroneamente l’epiteto da un presunto testo dell’imperatore Adriano, anche se sembra che il primo utilizzo effettivo del termine in associazione con Roma effettiva sia da attribuirsi a un poeta latino ad oggi praticamente sconosciuto, Albio Tibullo (55-19/18 a.C.). Nel secondo libro delle sue “Elegie” immagina un periodo molto remoto e lo descrive con queste parole: “Romulus Aeternam nondum formaverat Urbis moenia“. In italiano l’espressione si traduce: “Nè ancora aveva Romolo innalzato le mura della Città Eterna”.
Col tempo, in molti hanno riutilizzato l’epiteto in riferimento a quella che è odiernamente la nostra capitale.
Si parla addirittura di una profezia dell’Imperatore Adriano (II secolo d.C.) che dice: “Altre Rome verranno, e io non so immaginarne il volto, ma avrò contribuito a formarlo […] Roma vivrà, Roma non perirà che con l’ultima città degli uomini.” Questo vaticinio, se lo si legge attentamente, vuole sottolineare la forte considerazione di Adriano nei confronti della capitale dell’Impero, che addirittura è percepita da lui così immortale da immaginarsi che possa scomparire solo nel momento in cui scompaia anche la stessa razza umana.

A Roma si può arrivare in aereo, in macchina o col treno. Io personalmente ho viaggiato in treno, perché non mi dispiace questo mezzo di trasporto. Da Genova ci si arriva in un paio d’ore con l’Intercity, in meno tempo con il Freccia Rossa.

Quando si approda alla stazione di Roma Termini, si ha subito l’impressione di trovarsi alle porte di una metropoli dinamica, grande e cosmopolita. Se la stazione di Milano Centrale è bella e avveniristica, quella di Roma Termini lo è ancora di più. Non ci sono le persone frenetiche e sempre in movimento che ci sono a Milano, dove sembra che ogni secondo perso equivalga al crollo di qualche quota azionaria, all’oscillazione svantaggiosa di un tasso di cambio, alla perdita di denaro contante. La gente, anche sulle scale mobili, non sta necessariamente sulla destra come a Milano, per lasciar passare i lavoratori e gli studenti di corsa. A Roma, “Aooo”, sono tutti più easy. Non c’è bisogno di correre da nessuna parte. L’affare a Roma non scappa e se scappa non era l’affare giusto… sembra che il ragionamento di base sia questo. Il traffico nella stazione di Termini è immenso. Quando esci dai gate che separano i binari dalla stazione, c’è un mondo di colori, di schermi, di negozi più o meno cari visti e mai visti. C’è Coin, c’è Mac, c’è Victoria’s Secret, c’è OVS, Vodafone, Mondadori… c’è un Poliambulatorio, decine e decine di ristoranti che si trovano per lo più al secondo piano come i servizi.
Per soggiornare, non serve stare per forza nel centro di Roma, perché ci sono strutture, bed & breakfast, hotel, un po’ ovunque e sta a voi valutare a seconda della convenienza, dei prezzi e della vostra capacità di spesa. Io ero in periferia, ma con la linea metropolitana, segnalata in modo esemplare, ci si arriva velocemente e tranquillamente anche per i più impediti (io stessa non sono una campionessa di orientamento). Sono bastate però le buone indicazioni di qualcuno del posto, Google Maps e le segnaletiche dei cartelli, a non farmi sbagliare.
Il tratto di metropolitana che parte da Roma Termini è diviso in due linee: A (Anagnina-Battistini) e B (Laurentina).

Per andare in direzione Circo Massimo, Colosseo, è utile prendere la linea B da Roma Termini. La linea A si può utilizzare se si vogliono vedere il Teatro dell’Opera, la Fontana di Trevi, Piazza di Spagna, San Pietro.

A Montecitorio non fa fermata diretta la metro, ma ci si può arrivare andando a piedi attraverso Via delle Condotte e Via del Corso da Piazza di Spagna.

Il biglietto Atac, che è l’equivalente dell’AMT genovese, ha durata di un’ora, costa 1,50 € e vale una corsa sul metro, ma si può usare anche per una corsa su entrambe le linee purché non si esca dai tornelli. Non sono male anche i bus, per spostarsi, perché permettono di vedere qualcosa di più delle vie di Roma, anche se impiegano più tempo a giungere a destinazione.
Il paesaggio di Roma è impreziosito da colori vivissimi, è qualcosa che vedi e non puoi non apprezzare.

Ovunque c’è un pezzo di storia, una parte dell’Italia che conta e persone e luoghi dove ancora la storia s’ha da fare.

È uno sbrilluccichio di negozi di tutti i tipi, una profusione di fontane e di edifici maestosi che si affacciano su vie piene di ciottoli che si diramano in armonici quadrati e rettangoli. L’organizzazione precisa e squadrata data già dagli antichi romani alla maggior parte delle strade della capitale, permette al turista di muoversi più facilmente senza perdersi niente.
La cosa che consiglio è di vedere sì tutte le grandi attrazioni che la città offre,ma di non dimenticare anche quei posti più nascosti. Spesso chi è di fretta fa un salto al Colosseo, ad esprimere un desiderio alla Fontana di Trevi, a San Pietro e si perde meraviglie come Castel Sant’Angelo e il parco annesso, dove accanto al corso del Tevere si possono incontrare artisti strada, quali suonatori d’arpa o altri che giocano con le bolle di sapone.

In particolare, in questa parte della città, c’è un profumo di “oltre”. Ciò si respira a Castel Sant’Angelo e nei pressi del Ponte degli Angeli che si trova sul Tevere.
Qua e là poi si trovano posti e trattorie sconosciute che valgono davvero la pena di essere scovati.
Allo stesso modo, non bisognerebbe perdersi le vie commerciali, come Via Condotti, dove si trovano i negozi più importanti (es. Disney, Gucci, Prada, Bulgari).
Va vista inoltre Piazza della Colonna, dove c’è il Palazzo del Governo… così come va visto Montecitorio.

Se andate a Roma in questo periodo troverete molti venditori di caldarroste all’angolo delle strade, anche se il clima caldo e piacevole, bello soprattutto alle 17 quando sta per tramontare il sole, non ha nulla ma proprio nulla di autunnale e ottobrino.

A cura di Franny.

È tutto dentro di te

È tutto dentro di te, le chiavi per riuscire, le abilità per riprovare, le potenzialità per migliorare.

Tu non sei l’ultima versione di te stesso. Puoi sempre fare qualcosa di più per sentirti sereno e in pace con la tua voce interiore.

Ciò non vuol dire che dobbiamo per forza cercare un progresso. Spesso, abbiamo già fatto tantissimo e neppure ce ne siamo resi conto!

Posso fare meglio, nel senso che posso e devo amarmi di più. Posso dire ai pensieri di tacere, quando fanno male, quando tagliano come lame di coltelli. Posso chiudermi le orecchie quando le persone sono cattive, quando mi dicono come dovrei comportarmi e dovrei essere, cercando di impormi delle linee guida da seguire.

Basta paura di essere rifiutati, di non essere apprezzati, di essere lasciati in un angolo come ci accadeva coi bulli quando eravamo ragazzini. Basta guardarci allo specchio e dirci che non ci piacciamo perché qualcuno a suo tempo ci ha umiliati, sbeffeggiati e ci ha affibbiato i nomignoli più orribili.

Non andremo mai bene agli altri, se prima noi non ci accettiamo. Sono grasso/a? Ok. Sono magro/a? Ok. Sono basso/a? Sono alto/a? Porto gli occhiali? Ma okkkkk.

Quante persone, soprattutto ragazze, si fanno operare agli occhi per liberarsi degli occhiali e sentirsi più belle… ma diventano davvero più belle dopo? Io credo di no, semmai più insicure.

La vera bellezza è interna. Non sono solo i tratti del viso… non è il trucco o il vestito perfetto, anche se qualche volta agghindarci un po’ ci fa stare meglio. La vera bellezza è uscire di casa con gli occhiali, senza trucco, i capelli imperfetti e leonini, un paio di jeans e tanta voglia di sorridere. È essere creativi, intraprendenti, vogliosi di cambiare un mondo che tutti vogliono mantenere uguale.

Noi siamo molecole, atomi che vibrano. È come ci sentiamo ad influenzare la nostra realtà… non come appariamo esteticamente. Ciò che emetto è sostanza… ciò che appaio forma. L’una ha bisogno dell’altra, ma é la sostanza che può condizionare in modo positivo la forma non viceversa.

La verità é che se tu non credi in te, nessuno ci crederà mai. Allora rischia, rischia di sbagliarti, presentati agli altri genuina/o come sei. Ti apprezzeranno sicuramente di più e anche tu lo farai.

A cura di Franny.

Il lavoro è tutto ma non è abbastanza

Il lavoro che fai cambia in positivo il modo in cui vivi, non solo economicamente, ma anche a livello psicologico e personale. Essere occupati ci fa sentire utili, realizzati e soddisfatti… tutto questo è bene, ma essere persone di successo non basta. È soddisfacente costruirsi una carriera con le proprie forze, essendo partiti da zero, avendola portata avanti continuamente con determinazione a dispetto dei venti contrari, della mancanza di occasioni e della scarsità di mezzi.

Eppure, essere persone realizzate sul posto di lavoro non è abbastanza. È incredibilmente triste, se al tuo fianco non hai una famiglia che ti supporta, colleghi che sono diventati amici sinceri, amici di vecchia data che non ti hanno mai lasciato… e magari un ragazzo speciale con cui condividere tutto questo.

Dicono che ce la si fa da soli, che dobbiamo essere i nostri stessi eroi. Ma la verità è che qualche volta non c’è nulla di male ad abbassare un po’ le difese, a provare a uscire dalla nostra zona di comfort e dire “non ce la faccio”, “tutto questo non è sufficiente”, e lasciare che a tirarci su il morale sia qualcun altro.

Di amore abbiamo bisogno. E questo ha molte forme: può manifestarcelo un genitore, un fratello, una sorella, un’amica, un amico, un fidanzato, un animale domestico…

Chiudersi in se stessi, credendo che “noi stessi” siamo l’unica persona di cui necessitiamo davvero è limitante. Lo facciamo per paura.

Cosa ci impedisce di correre uno di quei rischi che ci sembrano tanto impossibili per provare ad essere felici?

Ci si butta esclusivamente sul lavoro per un motivo: per rivalsa, rivalsa su un dolore profondo e duraturo che ci perseguita da tempo e che vogliamo a tutti i costi scacciare, rivalsa su chi a suo tempo ci ha giudicati dicendoci che non eravamo abbastanza…

E ciò è bello, è onorevole, ma la vita è troppo breve per riempire le nostre ore solo di lavoro e distaccarci da tutto il resto. Ci vuole una via di mezzo, una scelta equilibrata, almeno a livello mentale…

È estremamente difficile. Ma dobbiamo renderci conto che molte persone cui vogliamo bene un giorno non ci saranno più… e tutto il tempo che non avremo trascorso con loro finirà per pesarci sul cuore.

Un genitore distante, sebbene per dovere e virtù, spesso può lasciare ferite profonde in un figlio, nonostante quest’ultimo in parte capisca l’inevitabilità per l’adulto di dover fare dei sacrifici. Tutti noi possiamo fare del male, consapevolmente o no, adottando un’attitudine distaccata dal mondo, assumendo la modalità “solo lavoro” sempre attiva, anche quando al lavoro nemmeno ci siamo fisicamente. Ogni tanto dobbiamo prenderci delle pause, nei momenti meno intensi, e ascoltare quello che hanno da dirci coloro che ci circondano.

Scrooge, protagonista de “Il canto di Natale” di Charles Dickens, arriva quasi alla fine della sua vita con tantissimi soldi, una fortuna che ha accumulato nell’arco di una lunga carriera… però a lui manca tutto, non ha affetti… o, meglio, ha persone che lo apprezzano e gli vogliono bene nonostante il suo caratteraccio e i suoi modi, ma neanche se ne rende conto al principio della storia.

Il lavoro nobilita l’uomo e la donna e ci dà una ragione per andare avanti, oltre ai mezzi materiali… ma non possiamo vivere solo di quello.

Come Scrooge, nel suo epilogo felice, dobbiamo imparare a dire “non posso farcela per sempre da solo” e affidarci agli amici, alla famiglia, a chi ci vuole bene. Se Scrooge si fosse reso conto prima che sbagliava, forse non avrebbe perso la sua amata Belle.

A cura di Franny.

Grey’s Anatomy citazioni

Oggi desidero condividere con voi alcune delle più significative citazioni della premiatissima e seguitissima serie Grey’s Anatomy.

“Troviamo la felicità in luoghi inaspettati, ritroviamo la via che ci riporta alle cose che contano di più. L’universo è così strano a volte, trova il modo di farci stare esattamente dove dovevamo stare.”

“Sotto sotto tutti vogliono far credere di essere dei duri. Ma essere dei duri non significa avere dei modi duri. Significa saper accettare il fatto che per una volta si può non essere tosti. Non bisogna per forza essere dei duri ogni minuto di ogni giorno. Abbassare la guardia fa bene. Anzi , ci sono momenti in cui è la cosa migliore che di possa fare… a patto di saperli scegliere con saggezza.”

“La cosa importante è non smettere mai di credere che si può sempre ricominciare. Ma c’è un’altra cosa importante da ricordare. In mezzo a tanto schifo ci sono alcune cose alle quali vale la pena aggrapparsi.”

“Sei stata ossigeno puro per me. Stavo annegando e mi hai salvato. Ti sembra poco?”

“Certi legami sfidano le distanze, il tempo e la logica. Perché ci sono legami che sono semplicemente… destinati ad essere.”

“Tutti dobbiamo morire, non possiamo decidere né come né quando, però possiamo decidere come vivere. Perciò fallo: decidi. È questa la vita che vuoi vivere? È questa la persona che vuoi amare? Potresti essere migliore di così? Potresti essere più forte, più gentile, più comprensivo? Decidi. Inspira. Espira. E decidi.”

“Ma vedi io ti amo in un modo veramente incredibile, cerco di amare i tuoi gusti musicali, ti lascio l’ultimo pezzo di torta, ciò che mi porta ad odiarti mi spinge ad amarti per cui prendi me, scegli me, ama me.”

“Ma se, mentre ti sto aspettando, incontrassi una persona che è pronta a darmi ciò che avrei voluto da te?”

“Abbandonare il passato è facile, è andare avanti che è doloroso. Così qualche volta lottiamo per mantenere le cose come stanno. Però le cose non possono restare come sono, a un certo punto devi abbandonare tutto, andare avanti, perché per quanto sia doloroso è l’unico modo per crescere.”

“Anche il più terribile fallimento, anche il peggiore, il più irrimediabile degli errori è di gran lunga preferibile a non averci mai provato.”

A cura di Franny.

Raggi luminosi

Scava scava scava scava.
La speranza è rimasta sul fondo di questo mondo marcio.
Brilla, come oro nelle profondità della terra. È poca ed è preziosa come il maggiore dei tesori. È un po’ sepolta, sotto strati e strati di oscurità, ma non si stanca di farsi trovare dai cuori delle persone che non cessano un istante di cercarla.
È in fondo al bagliore degli occhi di chi ha perso tutto e ha il cuore straziato dal dolore. È la stella che è nata dal soffio puro delle anime giuste che sono volate in cielo troppo presto.
Se l’hai mai provata, sai di cosa sto parlando. È addensata come un arcobaleno fra le nubi verso la fine di un temporale. È la mano di colui che resta appeso a un centimetro dalla morte sull’orlo di un precipizio. È il silenzio che ascolta, mentre la barca sta persa in mezzo alle onde del mare.
Non c’è nulla che possa abbatterla, scalfirla, tagliarla. Sebbene messa a dura prova, talvolta, poi rinasce. La speranza è brillante, non c’è fango che possa sporcarla come non c’è buio abbastanza profondo che possa annientarla.

#lightwarrior #hope


A cura di Franny.

Biblioteche: la salvezza dormiente. In un’ottica distopica.

Ad oggi diamo quasi per scontata l’esistenza dei libri, perché abbiamo risposte e conoscenze a portata di mano. Con il cellulare, il tablet o il pc riusciamo a sapere moltissime cose in maniera immediata. Basta accedere a un motore di ricerca e immettere la parola, frase, che cerchiamo ed escono moltissime informazioni. Che poi siano incomplete, da filtrare o da selezionare è un’altra faccenda: in un tempo anche recente tutto questo non era possibile, e ora lo è praticamente in tutto il mondo.

Tutto questo grazie a Internet, la rete sviluppata e informata che permette via vai di dati, informazioni, transazioni commerciali e scambi. Insomma una grande comunicazione artificiale, una delle più grandi raggiunte.

Anche Internet, per funzionare, segue una sua “filiera”: dipende dall’energia elettrica, dai ripetitori, da cavi, strumenti e da abbonamenti o “sovvenzioni” di natura economica da parte dei suoi utenti.

In quest’ottica è naturale dare un po’ per scontati quotidiani, perdersi a leggere notizie e gossip anziché mettersi a leggere un libro di interesse, perché non è sempre facile spostare l’attenzione da una fonte così calamitante, utile e ricca di stimoli. Addirittura i libri si possono trovare anche gratis o a prezzo ridotto in formato Kindle. Non tutti apprezzano il formato “virtuale” rispetto al libro in “carta e ossa”, però la disponibilità del testo può indubbiamente fare comodo. Del resto, sempre di lettura si parla!

Fin qui tutto bene, tutto a portata di mano, tutto apparentemente evoluto.

Ma cosa succederebbe in un’altra ottica?

Un’ottica dove man mano i prezzi del servizio di telefonia aumentano, in modo da non essere più accessibili a tutti per finire a diventare ad uso esclusivo di un’élite. Come se si paragonasse un bambino africano negli anni ’90, che non possiede un quaderno, a una benestante famiglia milanese, appena dotata di una fra le prime enciclopedie su floppy disk con relativo computer. A sua volta quasi superata da una famiglia americana che possiede la versione più moderna e aggiornata.

Peggio, un’ottica dove alcuni disastri naturali o esaurimento delle risorse non permettono l’utilizzo di molte delle tecnologie che supportano direttamente o indirettamente Internet.

Ecco diventare il tablet obsoleto. Anzi inutile. Si tornerebbe a quando non esistevano le forme di tecnologia attuali ma il progresso si stava comunque muovendo, come negli anni ’50/’60 del ‘900? O si passerebbe prima dal Medioevo? Qui le Biblioteche erano il fulcro del Sapere umano, dove era detenuto e gelosamente sorvegliato e gestito. Da alcune persone degne, ma da altre sicuramente malintenzionate, che con la scusa di proteggere la conoscenza, che è forza, avevano il potere tra le mani.

La Biblioteca-Labirinto, sequenza tratta dal film “Il Nome della Rosa”, dall’omonimo libro di Umberto Eco.

La cosa buona è che si cercavano di fare delle copie di molti testi perché la carta è effimera.

Incendi, censure e imprevisti sicuramente ci hanno privato di molti scritti importanti.

Le attuali biblioteche possiedono anche CD, DVD, formati elettronici. Non solo per dare disponibilità a tutti, ma anche per detenere e conservare vaste gamme di cultura, in tutte le forme possibili.

Anche se non tutto cio’ che è scritto è verità, è corretto, è legge, spinge comunque a riflettere, a confrontarsi, a sognare, a svegliarsi.

Verba volant, scripta manent.

Dal latino, le parole volano, gli scritti rimangono.

A cura di Crystal.

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